1991
110.0 x 94.0 cm
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Gulf 2
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Il percorso artistico di Susan Hiller è un viaggio straordinario, segnato da una curiosità incessante verso le correnti nascoste della cultura: le ansie inespresse, le storie dimenticate e le presenze spettrali che plasmano la nostra esperienza collettiva. Nata a Tallahassee, in Florida, nel 1940, la sua giovinezza ha alimentato uno spirito inquieto, spingendola a esplorare paesaggi diversi, sia geografici che intellettuali. Dai suoi studi iniziali in antropologia presso la Tulane University, dove mise in discussione l'oggettività dell'indagine accademica, alla successiva immersione nell'arte e nella cultura europea, l'opera di Hiller si è evoluta in un'esploramento profondamente personale e toccante della memoria, del linguaggio e dell'inconscio.
La traiettoria artistica di Hiller non ebbe inizio con grandi proclami, ma con uno spostamento deliberato lontano dai metodi antropologici tradizionali. Come lei stessa descrisse, rifiutando la nozione di "evidenza oggettiva", cercò di catturare la "contrarietà" dell'esperienza vissuta: quel nucleo soggettivo ed emotivo che spesso sfugge all'analisi accademica. Questa decisione di abbracciare l'arte come mezzo per accedere a questi regni interiori ha plasmato profondamente la sua pratica, portandola a sperimentare una vasta gamma di media, dall'installazione e il video alla fotografia e la performance.
Il contributo più significativo di Hiller all'arte contemporanea risiede nel suo uso pionieristico dell'installazione come mezzo per creare ambienti immersivi che invitano lo spettatore in uno stato di consapevolezza accentuata. Rifiutando gli spazi tradizionali delle gallerie, ha trasformato queste aree in luoghi di incontro con l'inquietante e il surreale: un regno in cui oggetti familiari assumono nuovi significati e dove i confini tra realtà e immaginazione si sfumano.
Le sue installazioni sono raramente statiche; spesso incorporano immagini in movimento, paesaggi sonori ed elementi interattivi, creando un'esperienza dinamica e multisensoriale. Opere come “Witness” (2000), con la sua serie di televisori tremolanti, e "Channels" (2013), che utilizza centinaia di altoparlanti sospesi, dimostrano la sua maestria nel manipolare lo spazio e la percezione per evocare risposte emotive specifiche.
Le installazioni di Hiller non sono semplici esercizi estetici; sono profondamente radicate in un quadro concettuale. Spesso attinge da fonti diverse — dai documenti storici al folklore, dalle memorie personali ai fenomeni paranormali — per costruire narrazioni che esplorano le ansie nascoste, i desideri inespressi e i traumi collettivi della nostra epoca. Il suo lavoro viene spesso descritto come “paraconcettuale”, riflettendo il suo interesse nell'esplorare gli spazi liminali tra coscienza e inconscio.
Un tema ricorrente in tutta l'opera di Hiller è l'esplorazione delle voci dimenticate: quelle messe a tacere dalla storia, emarginate dalla società o perdute nel tempo. Il suo progetto “The J. Street Project” (2002-2005) rappresenta un esempio particolarmente potente di questa preoccupazione. Questo ambizioso impegno ha comportato la documentazione meticolosa di ogni segnale stradale in Germania che riportava la parola ‘Juden’ (ebreo), trasformando questi crudi promemoria della persecuzione in una toccante meditazione sulla memoria, il trauma e l'eredità duratura dell'Olocausto.
Oltre a “The J. Street Project”, Hiller ha esplorato anche le lingue in via di estinzione del mondo attraverso opere come "Channels", che utilizza proiettori di diapositive sincronizzati per mostrare immagini accompagnate da registrazioni di lingue estinte o minacciate. Questi progetti non sono semplici atti di documentazione; sono tentativi di far risorgere voci perdute e di ricordarci la ricchezza e la diversità dell'esperienza umana.
L'impatto di Susan Hiller sull'arte contemporanea è innegabile. Il suo lavoro pionieristico nell'installazione, nel multimedia e nel paraconcettualismo ha influenzato profondamente una generazione di artisti. Ha dimostrato che l'arte può essere un veicolo per esplorare temi sociali e psicologici complessi: uno spazio per confrontarsi con verità scomode e sfidare i modi convenzionali di vedere il mondo.
La sua volontà di abbracciare l'ambiguità, la sua fascinazione per l'inquietante e il suo impegno nel svelare narrazioni nascoste hanno consolidato il suo posto come una delle artiste più importanti del suo tempo. L'eredità di Hiller va oltre le singole opere d'arte; risiede nel suo approccio innovativo alla pratica artistica e nella sua incrollabile fede nel potere dell'arte di illuminare i misteri dell'esistenza umana.
1940 - 2019 , Stati Uniti