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Marco Tirelli, nato a Roma nel 1956, emerge da un ambiente intriso di sensibilità artistica: suo padre dirigeva l'Istituto Svizzero a Roma, coltivando un'atmosfera culturale che avrebbe profondamente plasmato la sua traiettoria. Fin dalla giovane età, Tirelli è stato immerso in un mondo dove la creatività non era solo una pratica, ma uno stile di vita. Ha intrapreso il suo percorso formativo presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, specializzandosi in scenografia sotto la guida di Toti Scialoja, un maestro che è rimasto un'influenza significativa per tutta la sua carriera. Questa formazione fondamentale gli ha trasmesso una profonda comprensione delle dinamiche spaziali, delle tecniche illusionistiche e del potere della narrazione visiva, elementi che sarebbero diventati i tratti distintivi della sua opera matura.
La fine degli anni Settanta ha segnato l'ingresso di Tirelli nel mondo dell'arte, con le prime esposizioni a gettare le basi per il suo stile inconfondibile. Un momento cruciale è arrivato quando si è unito alla comunità artistica dell'ex Pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo. Questo spazio divenne il crogiolo della “Nuova Scuola Romana”, un gruppo di giovani artisti — tra cui Ceccobelli, Dessì, Gallo, Nunzio e Pizzi Cannella — che collettivamente hanno rivitalizzato la scena artistica romana. Le prime opere di Tirelli hanno iniziato a esplorare temi legati alla soggettività, alla percezione e alla natura elusiva della realtà, preannunciando le pitture astratte che avrebbero definito la sua identità artistica.
La visione artistica di Tirelli si è cristallizzata negli anni Ottanta con un impegno dedicato alla pittura astratta. Non era interessato a replicare il mondo esterno, quanto piuttosto a scavare nei paesaggi interiori della coscienza e della memoria. Le sue tele sono diventate arene per l'esplorazione di forme geometriche, spesso disposte in composizioni complesse che evocano un senso di ordine e ambiguità allo stesso tempo. Queste non erano semplici forme; erano contenitori carichi di peso emotivo, indagine intellettuale e una profonda sensibilità verso la luce e l'ombra.
L'influenza dell'Arte Concreta degli anni Trenta — artisti come Mondrian, Van Doesburg e Vantongerloo — è palpabile nell'approccio meticoloso di Tirelli alla forma e al colore. Tuttavia, non si limitava a replicare la loro estetica; l'ha infusa con una sensibilità distintamente italiana, attingendo ispirazione dai maestri della prospettiva rinascimentale — come Piero della Francesca — e dalle pitture metafisiche di Giorgio de Chirico. Questa sintesi unica ha dato vita a opere che sono allo stesso tempo intellettualmente rigorose ed emotivamente risonanti.
Gli anni Ottanta hanno testimoniato una crescente fama internazionale del lavoro di Tirelli, culminata nella sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1982, all'interno della sezione “Aperto 82” curata da Achille Bonito Oliva e Harald Szeemann. Questo ha rappresentato un punto di svolta, esponendo la sua arte a un pubblico più vasto e consolidando la sua posizione nel panorama dell'arte contemporanea. Durante tutto il decennio, ha esposto ampiamente in Italia e all'estero, costruendo una reputazione basata su pitture evocative ed espressive che sfidavano le nozioni convenzionali di rappresentazione.
Gli anni Novanta hanno portato ulteriori riconoscimenti, inclusi spazi dedicati alla Biennale di Venezia sia nel 1990 che nel 2013. La sua partecipazione a prestigiosi eventi internazionali come la Biennale di Sydney (1990) e la Biennale di San Paolo (1991) ha ampliato ulteriormente il suo raggio d'azione. Una mostra significativa all'American Academy di Roma nel 1993 ha posto i suoi disegni in dialogo con quelli di Sol LeWitt, evidenziando un interesse comune per l'astrazione geometrica e il rigore concettuale. Nel 2001, ha creato un'installazione site-specific presso la Fondazione Volume! a Roma, dimostrando la sua capacità di coinvolgere la pittura all'interno di un contesto architettonico.
Sebbene sia noto principalmente come pittore, la curiosità artistica di Tirelli lo ha portato a esplorare la scultura. Le sue sculture — spesso in bronzo — condividono lo stesso vocabolario geometrico e la stessa profondità emotiva dei suoi dipinti, estendendo la sua esplorazione della forma e dello spazio nelle tre dimensioni. Nel 2009, ha creato sculture in bronzo di grandi dimensioni per la Collezione Gori presso la Fattoria di Celle, mostrando la sua maestria sia nel materiale che nella scala.
L'impegno di Tirelli verso l'innovazione artistica è proseguito nei decenni recenti, con mostre in istituzioni come il Museo di Palazzo Fortuny a Venezia (2010), il MACRO a Roma (2012) e la Galleria Axel Vervoordt (2018). Nel 2013, ha realizzato un'installazione monumentale composta da centinaia di disegni e sculture per il Padiglione Italiano alla 55ª Biennale di Venezia — una testimonianza della sua duratura visione artistica. Le sue opere sono oggi conservate in numerose e prestigiose collezioni in tutto il mondo, tra cui l'Albertina Museum di Vienna, il MAXXI di Roma e la Collezione d'Arte del Parlamento Europeo a Bruxelles.
Il contributo di Marco Tirelli all'arte italiana contemporanea risiede nella sua capacità di sintetizzare diverse influenze — dalla prospettiva rinascimentale all'Arte Concreta — in un linguaggio unicamente personale ed evocativo. Egli non è semplicemente un pittore astratto; è un poeta visivo che esplora i confini della percezione, della memoria e dell'emozione attraverso composizioni meticolosamente create.
La sua opera sfida lo spettatore a interagire attivamente con la tela, stimolando l'introspezione e invitando a molteplici interpretazioni. L'influenza di Tirelli si estende oltre i suoi stessi dipinti e sculture. In qualità di membro dell'Accademia Nazionale di San Luca e Presidente dell'Accademia dei Virtuosi del Pantheon, egli continua a sostenere l'eccellenza artistica e a promuovere il dialogo all'interno della comunità artistica italiana. La sua eredità è fatta di rigore intellettuale, profondità emotiva e un incrollabile impegno verso il potere della forma astratta.
1956 - , Italia