Bahk Seon-ghi: Un Maestro del Carbonio e della Memoria
Nato a Suncheon, in Corea del Sud, nel 1966, il percorso artistico di Bahk Seon-ghi è una narrazione affascinante che intreccia radici culturali con influenze europee e un profondo coinvolgimento con la materia stessa. Inizialmente formato come scultore all’Università Chung-Ang a Seoul, la sua formazione formale ha gettato le basi per un'esplorazione che trascende le forme scultoree tradizionali, avventandosi in installazioni evocative profondamente radicate nel simbolismo coreano e in una comprensione sfumata dello spazio. La sua arte non è solo creazione; è un dialogo continuo con la storia, la natura e il significato stesso della materia.
Le prime esperienze di Bahk sono state plasmate da un forte legame con la natura – specificamente gli elementi del vento, delle montagne e degli alberi. Riconoscendo la difficoltà intrinseca di incorporare direttamente queste forze potenti nel suo lavoro, ha scelto il carbone come rappresentazione simbolica dell’albero stesso, abbracciando la sua natura ciclica: sia il potenziale vitale della crescita che la bellezza malinconica del decadimento. Questa scelta iniziale ha stabilito un motivo ricorrente nel suo opereo – una meditazione sulla transitorietà, la rinascita e l'equilibrio delicato tra esistenza e assenza. Il carbone, in questo senso, diventa non solo un materiale, ma un simbolo di trasformazione e di ciclicità universale.
La Tela al Carbonio: Tecnica e Materialità
Al centro della pratica di Bahk si trova il carbone, un materiale intriso di ricco significato culturale in Corea. Tradizionalmente utilizzato per rituali di purificazione, scrittura ed espressione artistica, il carbone rappresenta più che semplice pigmento; incarna una complessa interazione tra simbolismo e utilità. La maestria di Bahk nella manipolazione di questo materiale apparentemente semplice eleva esso stesso a livello di indagine filosofica. Egli non scolpisce semplicemente con carbone; *diventa* carbone – comprendendone le proprietà intrinseche e utilizzandole per creare opere che sono sia visivamente impressionanti che concettualmente stratificate. La sua tecnica distintiva consiste nel sospendere delicati fili di nylon, spesso intrecciati con pezzi di carbone, creando strutture eteree che sembrano sfidare la gravità. Questo metodo non è solo una scelta strutturale; è un atto deliberato di interruzione, sfidando la percezione del lettore sulla solidità e invitandolo a riflettere sul rapporto tra forma e spazio.
La cura nella disposizione dei pezzi di carbone è fondamentale: ogni singolo pezzo è unico, ma insieme contribuiscono alla composizione complessiva. L'uso dello spazio vuoto tra i pezzi non è casuale; è un elemento calcolato progettato per enfatizzare la materialità stessa, evidenziando il suo carattere individuale e contribuendo al contempo alla forma generale dell’opera. L'interazione tra il carbone e il nylon crea una tensione visiva che invita lo spettatore a considerare la fragilità della vita e la bellezza del cambiamento.
Influenze Europee e Echi Architettonici
Il percorso artistico di Bahk ha preso una svolta significativa con il suo trasferimento in Europa. Trascorrendo diversi anni in Italia, in particolare all'Accademia di Belle Arti Brera a Milano, è stato esposto ai principi dell’arte moderna e del design. Questa immersione ha profondamente plasmato il suo approccio, portandolo ad incorporare elementi architettonici nelle sue installazioni – pilastri, scale, archi – realizzati in carbone e altri materiali naturali. Queste strutture non sono semplici imitazioni; sono rappresentazioni poetiche dell'equilibrio delicato tra l’umanità e la natura, che riflettono l'influenza profonda dell'architettura classica pur abbracciando una sensibilità contemporanea.
Il suo tempo a Milano ha favorito un apprezzamento per il movimento italiano Arte Povera, sebbene egli eviti deliberatamente una mera imitazione. Come artisti come Jannis Kounellis e Joseph Beuys, Bahk utilizza materiali umili – carbone, filo di nylon – per esplorare domande fondamentali sull'esistenza, la percezione e il rapporto tra arte e realtà. Tuttavia, a differenza di questi contemporanei, il lavoro di Bahk parte da una posizione di forza – materiale fragile che diventa forma robusta, suggerendo una deliberata resistenza alle gerarchie artistiche convenzionali.
Riconoscimenti e Eredità
Il percorso artistico unico di Bahk Seon-ghi ha ottenuto un notevole riconoscimento internazionale, culminando in prestigiosi premi come il Kim Chong Yung Sculpture Award nel 2008. La sua opera è esposta in modo prominente in gallerie e musei in tutto il mondo, tra cui la Pyo Gallery a Seoul, Art of the World Gallery e la Galleria Opera, consolidando la sua posizione come uno dei principali artisti contemporanei coreani. Le sue installazioni non sono solo oggetti estetici; sono inviti alla contemplazione della memoria, dell'identità e del potere duraturo della natura. Attraverso la sua maestria nella manipolazione del carbone e di altri materiali naturali, Bahk Seon-ghi continua a creare opere che risuonano profondamente con i suoi spettatori, invitandoli alla riflessione sui ritmi ciclici della vita e sulla bellezza profonda sia del decadimento che della rinascita. La sua arte è una testimonianza del potenziale trasformativo dei materiali e dell'eredità duratura della tradizione artistica coreana.
Premi e Riconoscimenti
- Kim Chong Yung Sculpture Award (2008)
- Mostre individuali in gallerie di rilievo a livello internazionale
- Partecipazione a importanti fiere d'arte come Art Dubai, Venice Biennale (se applicabile), e altre.
Influenze
- Tradizione artistica coreana (uso del carbone)
- Arte Povera italiana
- Architettura classica e moderna


