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Rea Silvia
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Jacopo della Quercia’s “Rea Silvia,” a captivating stone sculpture housed within the Santa Maria della Scalla in Siena, Italy, transcends mere representation; it embodies a potent narrative of myth, motherhood, and divine intervention. This remarkable piece, part of the Fonte Gaia fountain complex commissioned around 1420, offers a poignant glimpse into the heart of Roman legend – the story of Rhea Silvia’s conception by Mars and the birth of Romulus and Remus, the founders of Rome itself. The sculpture isn't simply a depiction of a woman holding infants; it’s an invitation to contemplate themes of destiny, sacrifice, and the very origins of civilization.
The work immediately draws the viewer in with its serene composure. Della Quercia masterfully captures a moment of profound tenderness – Rhea Silvia cradles two infants, their faces turned towards her in quiet trust. The pose is remarkably naturalistic for its time, eschewing the rigid formality often associated with early Renaissance sculpture. Her posture suggests not just maternal care but also a subtle vulnerability, hinting at the extraordinary circumstances surrounding her birth. The slight tilt of her head and the gentle curve of her arms convey an intimate connection that transcends the purely symbolic.
Della Quercia’s skill as a sculptor is evident in every meticulously carved detail. The work is executed in marble, likely sourced from Carrara, renowned for its purity and luminosity. The artist demonstrates an exceptional understanding of the material's capabilities, skillfully manipulating the stone to achieve a remarkable sense of volume and texture. Notice the subtle gradations in tone – the cool grey of the skin contrasting with the warmer hues of the drapery—creating a convincing illusion of depth and form. The smooth, polished surfaces reflect light beautifully, enhancing the sculpture’s overall presence.
The technique employed is characteristic of Florentine Renaissance sculpture: a combination of subtractive carving (removing excess material) and additive modeling (building up forms with small tools). Della Quercia's attention to anatomical detail is particularly noteworthy, reflecting his deep engagement with classical ideals of beauty. However, he departs from strict realism, imbuing the figures with an emotional resonance that elevates the sculpture beyond a mere imitation of life.
The story of Rhea Silvia is rich in symbolism. As the mother of Romulus and Remus, she represents not only motherhood but also the foundation of Rome – a city built on myth and destined for greatness. The act of cradling the infants can be interpreted as a symbol of protection, nurture, and sacrifice. Her vulnerability underscores the extraordinary circumstances of her birth, highlighting the role of divine intervention in shaping the destiny of an entire civilization.
The sculpture’s placement within the Fonte Gaia fountain further enriches its symbolic meaning. The fountain itself was designed to evoke Roman mythology and civic pride. Rhea Silvia's image, therefore, serves as a powerful reminder of Rome’s legendary origins and its connection to the gods. The presence of the two infants reinforces this theme, suggesting that the future of Rome is inextricably linked to its maternal roots.
Jacopo della Quercia stands as a pivotal figure bridging the Gothic and Renaissance artistic traditions. While influenced by the stylistic conventions of his predecessors, he embraced the humanist ideals and classical references that characterized the burgeoning Renaissance movement. His work demonstrates a remarkable ability to synthesize diverse influences, creating sculptures that are both emotionally resonant and technically sophisticated. “Rea Silvia” exemplifies this talent, offering a compelling synthesis of Roman mythology, Renaissance aesthetics, and masterful sculptural technique. It’s a testament to Della Quercia's foresight—a glimpse into the artistic revolution that would reshape European art for centuries to come.
Jacopo della Quercia, meno conosciuto di alcuni dei suoi contemporanei, rappresenta una figura cruciale nel panorama artistico del XV secolo italiano. Più che un semplice scultore, fu un vero e proprio architetto di stile, un ponte tra le ombre persistenti del Gotico e la brillantezza nascente del Rinascimento fiorentino. Nato a Monteroni di Lecce intorno al 1374 e tragicamente morto a Bologna nel 1438, la sua vita fu un intreccio di commissioni, rivalità artistiche e un profondo coinvolgimento sia con l'antichità classica che con le mutevoli sensibilità del suo tempo. Non fu solo un maestro nella lavorazione della pietra; fu un innovatore, un traduttore tra tradizioni artistiche, e in definitiva, un precursore dei rivoluzionari cambiamenti stilistici che avrebbero definito il Rinascimento.
La sua formazione artistica, meticolosamente affinata sotto la guida del padre, Piero d'Angelo – un abile intagliatore di legno e orefiere – fornì le basi per il suo talento emergente. Questo periodo formativo non solo instillò in lui una profonda competenza tecnica, ma anche un apprezzamento duraturo per l’artigianato e la potenza intrinseca delle tecniche tradizionali. Tuttavia, il percorso artistico di Jacopo fu profondamente segnato dalla sua esposizione alle opere monumentali di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio che adornavano il pulpito della cattedrale di Siena. Questi incontri accese una fervida passione per la scultura narrativa, le composizioni dinamiche e il potenziale espressivo della figura umana – elementi che sarebbero diventati i tratti distintivi del suo stile unico.
La carriera di Jacopo fiorì a Lucca, una città strategicamente situata al crocevia delle influenze artistiche. Il trasferimento a Lucca con il padre nel 1386, spinto da instabilità politiche, si rivelò un catalizzatore per uno sviluppo artistico significativo. Fu qui che iniziò a affermarsi come scultore di notevole promessa, realizzando progetti significativi come la commovente “Uomo delle Dolori” per l'altare del Sacramento e un rilievo raffigurante San Aniello su una tomba. Queste prime opere già rivelavano una capacità emergente di infondere emozioni nella pietra – una caratteristica che si sarebbe ulteriormente sviluppata nella sua carriera successiva.
Un momento cruciale arrivò nel 1401, quando Jacopo partecipò alla prestigiosa competizione per progettare le porte in bronzo del Battistero di Firenze, un concorso vinto da Ghiberti. Sebbene non vinse la commissione stessa, questa esperienza lo espose agli standard più elevati dell'arte fiorentina e alimentò la sua ambizione. Le tracce dei suoi progetti rimangono oggi un mistero affascinante, aggiungendo un elemento di intrigo alla sua già affascinante storia.
Il viaggio di Jacopo continuò verso Ferrara nel 1403, dove fu incaricato di scolpire la Vergine e il Bambino in marmo per la cattedrale della città. Questo lavoro segnò un significativo spostamento verso una maggiore naturalismo e influenza classica – un riflesso del suo crescente coinvolgimento con l'eredità artistica dell'antichità romana. Inoltre, realizzò una statuetta di San Maurizio durante questo periodo, ora esposta nel Museo del Duomo, dimostrando la sua capacità di fondere le sensibilità gotiche con gli ideali rinascimentali emergenti.
La città di Ferrara gli offrì l'accesso a una straordinaria collezione di sculture romane e sarcofagi, innescando un profondo apprezzamento per l’eleganza, la proporzione e il potere narrativo dell'antichità classica. Questi incontri influenzarono profondamente la sua visione artistica, portandolo a incorporare elementi della decorazione classica, dell'anatomia e della composizione nel suo lavoro – in modo sottile ma decisivo trasformando lo stile gotico che aveva ereditato.
Forse l'eredità più duratura di Jacopo della Quercia è senza dubbio Fonte Gaia, una monumentale fontana commissionata nel 1406 da Paolo Guinigi, il governatore di Lucca. Questo ambizioso progetto rappresentò non solo un significativo investimento civico, ma anche una audace dichiarazione artistica – un rifiuto deliberato della statua pagana Venere che adornava in precedenza la piazza e che era stata ritenuta responsabile di epidemie. La fontana stessa è un capolavoro di ingegneria e arte, costruita in marmo bianco scintillante e decorata con numerose statue e bocchette, creando uno spettacolo vibrante di acqua e luce.
Fonte Gaia rappresenta una sintesi delle sue influenze diverse – eleganza gotica, proporzione classica e lo spirito nascente del Rinascimento. L'inclusione di putti nudi ai lati della base della fontana – un audace abbandono delle convenzioni tradizionali scultoree – segnalò chiaramente la sua adozione degli ideali classici pur mantenendo una sensibilità umanistica distintiva. Il progetto, tuttavia, fu un’impresa prolungata, che rifletteva le sfide intrinseche alla gestione di commissioni multiple contemporaneamente.
Nel corso del resto della sua carriera, Jacopo della Quercia continuò a realizzare una vasta gamma di progetti, tra cui la Cappella Trenta nella chiesa di San Frediano a Lucca e lastre tombali per Lorenzo Trenta e sua moglie. Il suo coinvolgimento nel progetto di un bacino esagonale con pannelli in bronzo per il Battistero di Siena, insieme al suo rivale Ghiberti, portò alla realizzazione di un unico rilievo – “L’Annunciazione a Zacaria” – a causa dei suoi impegni contemporanei con altri progetti. Questo episodio evidenzia il suo approccio cauto al lavoro con il bronzo e la sua preferenza per il mezzo più gestibile del marmo.
La vita di Jacopo della Quercia fu tragicamente interrotta nel 1438, ma la sua eredità artistica persiste come un ponte tra i mondi gotico e rinascimentale. Non fu solo un abile artigiano; fu un innovatore, un visionario e una figura chiave nella formazione della traiettoria dell'arte italiana. Il suo lavoro ha anticipato gli sviluppi rivoluzionari sostenuti da Michelangelo, consolidando il suo posto come uno dei più importanti scultori del Rinascimento maturo.
1374 - 1438 , Taliansko