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Guida alle opere degli studenti

Jealous Saboteurs

Nome Classe Data

Frances Upritchard, Jealous Saboteurs (2005), Galleria d'Arte di Auckland - Toi o Tāmaki. Riproduzione a scopo illustrativo; tutti i diritti sono riservati dal titolare dei diritti.

Dettagli dell'opera

Artista
Frances Upritchard wahooart.com/it/artists/frances-upritchard_it/
Date dell'artista
1976 – ?
Pittura
2005
Movimento
Contemporary Conceptual Art
Sede della mostra
Galleria d'Arte di Auckland - Toi o Tāmaki wahooart.com/it/museums/auckland-art-gallery-toi-o-tamaki-auckland_it/

Nel contesto

Jealous Saboteurs — Frances Upritchard

Data di realizzazione

  1. 1970
  2. 1980
  3. 1990
  4. 2000

Shaded: la vita di Frances Upritchard (1976–?) ▲ quest'opera, 2005

Palette colori

Rilevato dall'immagine

    Colore principale

    Putty #e4e5e3

    Tavolozza salvata

    • #E4E5E3
    • #73685A
    • #B2A99B
    • #2A2622
    Palette
    Pastels La gamma cromatica dominante nell'immagine.
    Colore principale
    Putty
    Intensità
    Monochromatic La saturazione e la varietà dei colori, da una singola tonalità tenue a molteplici sfumature vivaci.
    Contrasto
    Bold Quanto i colori differiscano in luminosità e saturazione nell'intera opera.
    Armonia
    Discordant Palette L'armonia cromatica, dall'accostamento contrastante all'unione completa.
    Luminosità
    Brilliant Il grado di luminosità o di oscurità complessiva dell'immagine, dalle ombre profonde ai punti di massima luce.
    Saturazione
    Muted Quanto siano puri e intensi i colori, dal quasi grigio al pienamente vivido.

    Informazioni sull'opera

    Jealous Saboteurs — Frances Upritchard

    The museum itself interests Frances Upritchard. She absorbs countless details, objects, fabrics, jewels and furnishings. Some of these reappear in the textures and characters of the creatures she makes, such as in the grinning hockey sticks of Jealous Saboteurs.The real art in Upritchard’s constructions is her ability to draw out the deviant humanity in inanimate things and the object-like qualities of the living. Upritchard has said, ‘I like the idea that some aliens came down to earth and took things away but everything got mixed up on the journey back.’ Essential to this feeling of disorientation is that her objects are all made by hand. Upritchard’s reanimation of the museum happens through the tactile activity of her hands, as she lends objects a metaphoric and literal new skin.See more detail about this artwork

    Artista e museo

    Artista

    Frances Upritchard

    Nato a Porirua, Nuova Zelanda

    Un Mondo di Echi: Le Narrazioni Scultoree di Francis Upritchard

    Francis Upritchard, nata nel 1976 a Porirua, in Nuova Zelanda, e oggi residente a Londra, è un'artista che costruisce silenziosamente mondi carichi di risonanza storica e di una bellezza inquietante. La sua opera sfida ogni facile categorizzazione, ponendosi all'intersezione tra scultura, installazione e arte tessile, il tutto intrecciato da un profondo interesse per la mitologia, la fragilità umana e le storie che gli oggetti raccontano — o decidono di tacere. Il percorso artistico di Upritchard ebbe inizio con un'iniziale inclinazione verso la pittura, ma virò rapidamente verso la scultura durante i suoi studi presso la Ilam School of Fine Arts dell'Università di Canterbury, un cambiamento che avrebbe definito la sua visione estetica unica. Poco dopo la laurea nel 199imento, ha intrapreso un nuovo capitolo a Londra, dove continua a sviluppare la sua affascinante pratica artistica.

    Esplorazioni Primitive e Riverberi Museali

    Le prime sculture di Upritchard erano caratterizzate da un intrigante accostamento di oggetti trovati e aggiunte meticolosamente realizzate. L'artista iniziò ad assemblare collezioni che riecheggiavano le esposizioni dei musei e dei siti archeologici: frammenti di storia ricontestualizzati, imbevuti di un senso di familiarità e, al contempo, di alienazione. Vasi in ceramica e vetro divennero ospiti per teste animali scolpite — cani, scimmie, uccelli — la cui presenza risultava inquietantemente umana nei dettagli. Queste non erano semplici aggiunte; erano intrusioni che suggerivano narrazioni appena oltre la nostra portata. Attrezzature sportive, come bastoni da hockey e mazze da cricket, fungevano da tele altrettanto inaspettate, adornate con questi ritratti in miniatura, creando un dialogo tra il quotidiano e il simbolico. Questo lavoro precoce ha stabilito un tema chiave nell'opera di Upritchard: l'atto di collezionare, preservare e alterare sottilmente il passato per creare nuovi significati. L'artista ha spesso incorporato strumenti pseudo-antichi custoditi in logore scatole foderate di velluto, amplificando ulteriormente questo senso di nostalgia curata e accennando a rituali dimenticati.

    Il Peso della Storia: Mokomokai e la Forma Umana

    Un filone particolarmente toccante nello sviluppo iniziale di Upritchard riguardava sculture che replicavano le teste rimpicciolite — i mokomokai — tradizionalmente create dal popolo Māori in Nuova Zelanda. Tuttavia, invece di appropriarsi direttamente di questa pratica culturalmente significativa, l'artista ha reso queste forme con i tratti dei volti Pākeha (neozelandesi di origine europea). Questa inversione deliberata ha scatenato una complessa conversazione sulla rappresentazione culturale, sul colonialismo e sull'etica del prestito artistico. Le teste, realizzate in gesso e cartapesta, venivano presentate su vetrine o piedistalli, enfatizzando ulteriormente il loro status di oggetti di contemplazione piuttosto che di venerazione. Intorno al 2006/2007, Upritchard ha iniziato a concentrarsi più intensamente sulla figura umana stessa, un cambiamento ispirato dall'incontro con l'opera dello scultore del XV secolo Erasmus Grasser a Monaco. Questa esplorazione ha portato a un crescente interesse per la scultura figurativa e la sua capacità di trasmettere emozioni e narrazioni complesse.

    La Biennale di Venezia e il Riconoscimento Internazionale

    Il momento della svolta per Upritchard è arrivato nel 2009, quando ha rappresentato la Nuova Zelanda alla Biennale di Venezia con la sua mostra Save Yourself. L'installazione presentava una serie di figure enigmatiche, realizzate in argilla polimerica e adornate con tessuti tinti a mano, ognuna dotata di una personalità e un'aura uniche. Quest'opera ha consolidato la sua reputazione di artista capace di creare sculture profondamente evocative e stimolanti che risuonano su più livelli. Da allora, Upritchard ha esposto ampiamente a livello internazionale, tra cui alla Tate Modern di Londra, al Museum of Modern Art di New York e in numerose altre prestigiose istituzioni. Le sue esposizioni presentano spesso una vasta gamma di materiali — plastica polimerica, figure mitologiche amorfe realizzate in balata (una gomma naturale), dinosauri in bronzo, vasi di vetro e urne in ceramica — tutti accuratamente disposti per creare ambienti immersivi che sfidano le nozioni convenzionali di tempo, storia e identità.

    Fondere Tradizione e Temi Contemporanei

    L'opera di Francis Upritchard non è facilmente definibile da un singolo stile o movimento. L'artista trae ispirazione da una vasta gamma di fonti — letteratura, sculture antiche, cimiteri, fantascienza — e fonde senza soluzione di continuità le tecniche artigianali tradizionali con le preoccupazioni artistiche contemporanee. Le sue distintive sculture figurative sono intrise di un senso di giocosa ambiguità, invitando gli spettatori a proiettare le proprie interpretazioni su queste forme enigmatiche. I mini-mondi di Upritchard vengono descritti come "anti-imperialisti e non gerarchici", offrendo uno spazio in cui le storie possono essere viste sotto una nuova luce attraverso la lente della parzialità, del malinteso e di inquietanti coincidenze. Le sue recenti mostre, come Sing Siren presso la Kate MacGarry a Londra (2025) e Any Noise Annoys an Oyster alla Kunsthal Charlottenborg di Copenaghen (2024), continuano a dimostrare la sua capacità di creare installazioni affascinanti che sfidano le nostre percezioni del passato e del presente. Attraverso la sua meticolosa maestria, l'immaginario evocativo e il profondo impegno con la storia e la mitologia, Francis Upritchard si è affermata come una voce significativa nell'arte contemporanea, un'artista la cui opera continua a risuonare molto tempo dopo l'incontro iniziale.

    Museo

    Galleria d'Arte di Auckland - Toi o Tāmaki

    In mostra a Auckland, Nuova Zelanda

    Auckland Art Gallery Toi o Tāmaki: Un Arazzo Vivente dell'Anima della Nuova Zelanda

    Immersa nel cuore pulsante di Auckland City, a un passo dalla quieta distesa di Albert Park, sorge la Auckland Art Gallery Toi o Tāmaki. Più che un semplice scrigno di tesori artistici, essa rappresenta una riflessione profonda dell'identità in continua evoluzione della Nuova Zelanda. Fondata nel 1888 come prima galleria pubblica della nazione, la sua storia si intreccia con la trama stessa di Aotearoa, tessuta con fili di ambizione coloniale, generosità filantropica e un incrollabile impegno nel celebrare l'espressione artistica sia nazionale che internazionale. Dai suoi umili esordi, quando condivideva gli spazi con la Biblioteca Pubblica di Auckland, la Galleria è fiorita fino a diventare un'istituzione iconica; un luogo dove la storia sussurra attraverso le tele, le visioni contemporanee sfidano le percezioni e il ricco patrimonio culturale delle comunità Māori e delle Isole del Pacifico viene celebrato in dettagli mozzafiato.

    Un'eredità di visionari:

    Gli anni primordiali della Galleria sono stati profondamente plasmati dalla lungimiranza dei suoi benefattori fondatori: il Governatore Sir George Grey, rinomato collezionista di antichità, e James Tannock Mackellevie, un imprenditore di successo la cui collezione personale costituì la pietra angolare delle prime acquisizioni. I loro doni combinati hanno stabilito le fondamenta basate su un profondo apprezzamento per l'eccellenza artistica, dando il via a una traiettoria che avrebbe visto la Galleria trasformarsi in uno dei beni culturali più preziosi della Nuova Zelanda.

    Il dono di Wertheim:

    Un momento cruciale è giunto nel 1948 con l'straordinaria donazione di Lucy Carrington Wertheim, una proprietaria di galleria d'arte americana che riconobbe il potenziale di promuovere il panorama artistico neozelandese. La sua collezione di dipinti britannici moderni – un assemblaggio straordinario di opere di artisti come Christopher Wood e Frances Hodgkins – ha ampliato drasticamente l'orizzonte della Galleria, consolidando la sua reputazione di paladina dell'arte contemporanea.

    Il dono trasformativo di Julian Robertson:

    Nel 2009, la Galleria ha ricevuto un dono senza precedenti dall'imprenditore americano Julian Robertson, una donazione dal valore superiore ai 100 milioni di dollari che ha rimodellato fondamentalmente il suo futuro. Questo contributo trasformativo non solo ha rafforzato la collezione, ma ha anche permesso miglioramenti significativi all'edificio stesso, consolidando la posizione della Auckland Art Gallery come istituzione culturale leader nella regione.

    Una Sinfonia di Stili: Navigare tra le Diverse Voci della Collezione

    L'ampiezza e la profondità del patrimonio della Auckland Art Gallery sono davvero sbalorditive, comprendendo oltre 17.500 opere d'arte che attraversano secoli e continenti. Un viaggio attraverso la sua collezione è un'odissea straordinaria, capace di rivelare un caleidoscopio di stili artistici, tecniche e influenze culturali. La forza della Galleria risiede nel suo impegno verso l'inclusività, dedicando spazi significativi alla celebrazione della profonda maestria delle culture Māori e del Pacifico – tradizioni che sono allo stesso tempo ancestrali e vibrante contemporaneità.

    I Maestri della Nuova Zelanda:

    La collezione vanta una serie impressionante di opere dei più celebri artisti neozelandesi. Dai paesaggi evocativi di Colin McCahon, che catturano l'essenza dell'anima del paese attraverso un'audace astrazione, ai ritratti toccanti dei rangatira (capi) Māori di Gottfried Lindauer, realizzati con straordinaria sensibilità e dettaglio, queste figure rappresentano l'apice del traguardo artistico neozelandese. Le tavolozze cromatiche vibranti e le tecniche innovative di Frances Hodgkins arricchiscono ulteriormente questa narrazione nazionale.

    Arte Māori e del Pacifico:

    Spazi dedicati all'interno della Galleria offrono un'immersione profonda nelle tradizioni artistiche Māori e del Pacifico. Intricati intagli che narrano storie ancestrali, tessuti carichi di significato culturale e opere contemporanee di artisti che spingono i confini rispettando la tradizione: tutto contribuisce a un'esperienza potente ed emozionante.

    Tesori Europei:

    Oltre al focus nazionale, la collezione della Galleria include importanti possedimenti di capolavori europei, tra cui opere dei periodi Rinascimentale, Barocco e Impressionista. L'eredità di Lucy Carrington Wertheim è particolarmente evidente nell'impressionante collezione di dipinti britannici moderni custodita dalla Galleria.

    L'Architettura come Arte: Uno Spazio per l'Ispirazione

    L'edificio stesso – un magnifico capolavoro architettonico – è parte integrante dell'esperienza presso la Auckland Art Gallery. Progettata da FJMT + Archimedia, la struttura attuale non è un semplice contenitore per l'arte; essa è un'opera d'arte a pieno titolo. La Galleria si sviluppa su quattro piani, offrendo ai visitatori un percorso dinamico e coinvolgente attraverso molteplici spazi espositivi. La luce naturale inonda gli interni, illuminando le opere con un bagliore delicato, mentre una disposizione spaziale accuratamente studiata crea momenti intimi di connessione tra l'osservatore e la creazione.

    Caratteristiche Architettoniche Chiave:

    Grande Scala:

    La scala dell'edificio è al contempo imponente e accogliente, riflettendo l'importanza della sua collezione.

    Luce Naturale:

    L'abbondante luce naturale esalta l'esperienza visiva, creando un senso di apertura e connessione con le opere d'arte.

    Armonia Spaziale:

    Disposizioni spaziali ponderate favoriscono un'atmosfera contemplativa, incoraggiando i visitatori a soffermarsi e interagire con l'arte.

    Rispetto per il Patrimonio:

    Il design integra senza soluzione di continuità elementi storici con un'estetica contemporanea, onorando l'eredità dell'edificio mentre abbraccia l'innovazione moderna.

    Un'Eredità di Generosità: Modellare un'Icona Culturale

    La storia della Auckland Art Gallery è indissolubilmente legata alla visione e alla generosità dei suoi benefattori. Durante tutto il XX secolo, figure come Henry Partridge, la cui donazione dei ritratti di Gottfried Lindauer si rivelò fondamentale, e Lucy Carrington Wertheim, con la sua straordinaria collezione di pittura britannica moderna, hanno arricchito significativamente i tesori della Galleria. Tuttavia, è stato un dono storico dell'imprenditore americano Julian Robertson nel 2009 ad elevare veramente il suo status di istituzione artistica leader nella regione – una donazione dal valore superiore ai 100 milioni di dollari, che rappresenta un atto di filantropia senza precedenti. Questo afflusso di risorse ha permesso alla Galleria di espandere la propria collezione, potenziare la programmazione e consolidare la sua posizione di hub culturale vitale per la Nuova Zelanda e oltre. L'impegno costante, derivante da fonti sia pubbliche che private, assicura che la Auckland Art Gallery Toi o Tāmaki continuerà a ispirare ed educare le generazioni a venire.

    Dove approfondire

    Scoprilo online

    Codice QR che rimanda alla pagina di download per Jealous Saboteurs

    wahooart.com/it/art/download/frances-upritchard-jealous-saboteurs-D4NNBV-en/

    Citazione dell'opera

    MLA
    Upritchard, Frances. Jealous Saboteurs. 2005, Galleria d'Arte di Auckland - Toi o Tāmaki. https://wahooart.com/it/art/frances-upritchard-jealous-saboteurs-D4NNBV-en/
    APA
    Upritchard, Frances (2005). Jealous Saboteurs [Painting]. Galleria d'Arte di Auckland - Toi o Tāmaki. https://wahooart.com/it/art/frances-upritchard-jealous-saboteurs-D4NNBV-en/
    Chicago
    Frances Upritchard. Jealous Saboteurs. 2005. Galleria d'Arte di Auckland - Toi o Tāmaki. https://wahooart.com/it/art/frances-upritchard-jealous-saboteurs-D4NNBV-en/
    Harvard
    Upritchard, Frances (2005) Jealous Saboteurs. Galleria d'Arte di Auckland - Toi o Tāmaki. Available at: https://wahooart.com/it/art/frances-upritchard-jealous-saboteurs-D4NNBV-en/

    Osserva da vicino

    Jealous Saboteurs — Frances Upritchard

    Un sguardo ravvicinato

    Rispondi con parole tue. Non esistono risposte errate — solo risposte che puoi spiegare.

    1. Cosa ti colpisce per primo, e perché?
    2. Quali colori o forme creano l'atmosfera — e di che atmosfera si tratta?
    3. Il nostro catalogo classifica quest'opera sotto: hockey sticks, surrealism, disorientation. Sei d'accordo? Cosa aggiungeresti o toglieresti?
    4. Frances Upritchard aveva circa 29 anni quando quest'opera è stata realizzata. Quali elementi ne rivelano la mano di un artista in quella fase della sua carriera?
    5. Temi ricorrenti nelle opere di Frances Upritchard: museum as alien landscape, reanimated object narratives, disrupted historical echoes. Quale di questi riesci a scorgere in questo lavoro?

    La tua risposta

    Scrivi un breve paragrafo su quest'opera, utilizzando le informazioni contenute nelle sezioni precedenti di questa guida e le risposte fornite in precedenza.